Le demenze. La cura e le cure

Immaginedi Cristiano Gori*

Perché un altro testo sulle demenze? La sempre più estesa letteratura in materia richiede, secondo me, di porsi questo interrogativo nell’avvicinare il volume curato da Antonio Guaita e Marco Trabucchi (1). L’ho, dunque, letto cercando una risposta. Ecco quella che mi sono dato e che propongo al lettore: il libro è costruito utilizzando un approccio innovativo alle demenze, particolarmente utile ai molti che ne sono – a vario titolo – interessati. Il “cuore” di tale approccio consiste nel tentativo, a mia conoscenza sinora unico in Italia, di raggiungere in uno stesso lavoro sull’argomento i diversi obiettivi illustrati di seguito, concependoli come parti complementari di un disegno organico. Questo rappresenta il valore aggiunto dell’opera.

Partiamo dagli obiettivi del libro

Primo, offrire uno sguardo d’insieme sulla realtà delle demenze e dell’assistenza a chi ne è coinvolto. Si propone una visione unitaria del fenomeno, comprendente le dinamiche epidemiologiche così come quelle biologiche, l’assistenza e la sua organizzazione, il ruolo delle famiglie e del contesto sociale più ampio. Basta un’occhiata all’indice per cogliere tale unitarietà, che pone al centro dell’attenzione la situazione italiana ma la colloca saldamente nel contesto internazionale.

Secondo, presentare una sintesi ragionata dello stato dell’arte in materia. Ogni capitolo illustra quelli che – secondo i rispettivi Autori – costituiscono i tratti più significativi dell’odierna situazione nell’ambito della specifica questione approfondita, si tratti del profilo epidemiologico e sociale, della ricerca scientifica o delle prassi assistenziali. In poche pagine, in altre parole, si intende guidare il lettore nel mettere a fuoco i punti chiave del tema oggi.

Terzo, tradurre l’analisi della realtà attuale in indicazioni su come migliorarla. Il percorso intellettuale compiuto nel libro si articola, con riferimento ai diversi argomenti trattati, in due passaggi strettamente collegati. Dalla disamina della situazione attuale si giunge, infatti, all’elaborazione di indicazioni, operative e fattibili, su come migliorare le risposte in campo. Analisi e proposta, nella prospettiva qui delineata, non possono esistere l’una senza l’altra.

Quarto, utilizzare un approccio al cambiamento fattivamente costruttivo. Il libro esce dalle categorie rigide dell’ottimismo e del pessimismo rispetto al futuro per incentrare l’attenzione su un “costruttivo presente” che permetta di assicurare un’assistenza adeguata, purché si guardi con determinazione alle possibilità che si aprono e alla continua manutenzione dei sistemi organizzati attraverso gli studi, la formazione, l’implementazione delle tecnologie più appropriate, l’attenzione agli operatori.

Quinto, realizzare un testo fruibile da molti. Il volume è scritto in modo da consentirne la fruibilità da chiunque sia – a vario titolo – coinvolto nell’assistenza agli anziani con demenza. L’eterogeneità e la complessità dei temi trattati nei diversi capitoli sono, infatti, accompagnate da uno specifico sforzo teso a rendere il testo chiaro e accessibile anche ai non esperti, senza che ciò implichi in alcun modo lo scivolamento verso forme di impropria semplificazione.

Come anticipato, la natura innovativa dell’approccio del volume curato da Guaita e Trabucchi, nel panorama delle pubblicazioni sulle demenze in italiano, risiede in un disegno organico basato sulla presenza complementare dei diversi obiettivi menzionati. Ma a cosa serve un simile disegno? Serve a costruire le migliori condizioni per “promuovere riflessioni scientifiche sull’assistenza agli anziani non autosufficienti che siano utili all’operatività”, riprendendo una formulazione che adottiamo abitualmente nel presentare i lavori del Network Non Autosufficienza (NNA) e che riassume la ragion d’essere del Network.

(1) Guaita A., Trabucchi M., a cura di, Le demenze. La cura e le cure, Maggioli Editore, Santarcangelo di Romagna, 2016

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* Coordinatore – Network Non Autosufficienza (NNA)

Bonus bebè, voucher, premi nascita 2017… proviamo a fare un po’ di chiarezza

stork-613090__340di Annalisa Bolognesi*, Andrea Pancaldi**

La Legge Finanziaria 2017 introduce alcune novità per le famiglie che stanno per avere un figlio o lo hanno avuto da poco e hanno in previsione di iscriverlo al nido. Le nuove agevolazioni si vanno ad affiancare ad alcune misure già in vigore negli anni precedenti e rifinanziate anche per il 2017, offrendo sicuramente nuove opportunità in più, ma anche mettendo le famiglie in condizione di dover scegliere (in particolare per quanto riguarda le agevolazioni per il nido), tra le diverse misure disponibili, quella più utile e conveniente rispetto alla propria situazione. Proviamo quindi a fare un po’ di chiarezza, anche terminologica, per cercare di facilitare queste scelte e orientarsi tra misure distinte tra loro, ma molto spesso accomunate dai media sotto la generica definizione di “bonus bebè” , il che ingenera ormai da diversi anni ripetute confusioni sulla stampa e sul web, prima, e presso le famiglie e i servizi informativi, comunali o di altri enti, poi.
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Gli atteggiamenti dei professionisti dei servizi verso l’omogenitorialità: pregiudizi e sfide future

 figure mistedi Marina Everri*, Laura Fruggeri**, Giada Magro°, Tiziana Mancini°°

I cambiamenti socio-culturali degli ultimi anni hanno dato progressiva visibilità anche in Italia  a una molteplicità di modi di condividere un progetto di coppia e di genitorialità, che si sono affiancati a quelli della famiglia tradizionale (coppia eterosessuale, sposata e con figli). Fra le altre, le famiglie omogenitoriali si sono imposte all’attenzione delle comunità e delle istituzioni politiche e legislative, sfidando modelli, teorie e pratiche di intervento consolidate non più in grado di accogliere i bisogni espressi dalle nuove forme familiari.

Il gruppo di ricerca composto da psicologhe sociali dell’Università di Parma e coordinato dalla prof.ssa Laura Fruggeri, ha condotto ricerche sul tema dell’omosessualità fin dalla degli anni Novanta. Dai primi interrogativi attinenti l’identità delle persone omosessuali, l’indagine si è via via spostata sulle dinamiche delle coppie omosessuali per approdare ai processi delle famiglie omogenitoriali, ovvero a quelle coppie di persone dello stesso sesso che decidono di avere figli ricorrendo a tecniche di fecondazione assistita o all’adozione; pratiche precluse alle persona omosessuali in Italia. Continua a leggere

Che SIA possibile innovare?

foto per ghezzidi Giulia Ghezzi*

Il 2 settembre 2016 è stato introdotto su scala nazionale il Sostegno all’Inclusione Attiva (SIA), una misura di contrasto alla povertà che prevede l’erogazione di un beneficio economico ad alcuni tipi di famiglie in condizioni economiche disagiate, a patto che aderiscano ad un progetto personalizzato di attivazione sociale e lavorativa sostenuto da una rete integrata di interventi, individuati dai servizi sociali dei Comuni (coordinati a livello di Ambiti territoriali), in rete con gli altri servizi del territorio (i centri per l’impiego, i servizi sanitari, le scuole) e con i soggetti del terzo settore, le parti sociali e tutta la comunità (vedi www.lavoro.gov.it).

Come assistente sociale comunale mi preme sottolineare il potenziale innovativo del SIA e la necessità che gli operatori si attivino per sfruttarla come volano per ripensare al sistema dei servizi sociali territoriali, non facendosi demotivare dalle inevitabili difficoltà organizzative tipiche di ogni misura neo-nata. Ho infatti la percezione che ci sia una grande enfasi sulle criticità e sulla complessità attuativa – innegabili – ma che se ci si limita a questo si crea un clima che inibisce lo slancio di quanti si sforzano di pensare che un altro welfare è possibile. Continua a leggere

Storie di Naspi

soldidi Davide Pizzi*

Per ragioni di riservatezza e d’identità, volutamente espresse dall’interessato, non userò il suo vero nome, ma farò ricorso a uno pseudonimo, scelto assieme alla persona stessa, di cui non indicherò neanche il genere. Il protagonista, quindi, si chiamerà: Naspi! Naspi è anche l’acronimo che sta per: Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego, e l’istituto erogante è l’INPS.

Fin qui tutto procede bene…

Naspi, dopo aver perso il lavoro, come è accaduto a molti lavoratori in Italia, e come, purtroppo, ancora accade, aveva fatto domanda per ricevere l’indennità di disoccupazione. L’istanza era stata accolta favorevolmente, e dopo circa un mese dalla presentazione aveva iniziato a ricevere quanto gli spettava.

Finché un giorno… Continua a leggere