La relazione con le famiglie al nido. Percorsi di formazione, dialogo e partecipazione

Products_LIBRO_978-88-590-0839-2_X411_La-relazione-con-le-famiglie-al-nido_CopertinaWeb_COP_La-relazione-con-le-famiglie-al-nido_590-0839-2*di Patrizia Taccani

Il volume di Augusta Foni accompagna il lettore nel percorso di rielaborazione di un’esperienza che lei stessa definisce “di formazione, dialogo e partecipazione” avvenuta all’interno di nidi per l’infanzia.

Precisa l’Autrice: “… durante la ricostruzione che ha portato alla stesura di questo testo, i criteri di lettura di quello che è successo si sono precisati e anch’io sono cambiata.” (p.10).

Non si tratta quindi di un puro e semplice bilancio dell’esperienza in senso tecnico, ma anche di un vero e proprio racconto, ravvivato, in molti punti, dalla narrazione in prima persona. Quasi emozionante per chi è avanti negli anni ritrovare nell’accurata parte storica, l’espressione di “conquista sociale” attribuita al servizio dell’asilo nido e, certamente, istruttivo per le giovani e giovanissime generazioni di educatrici e di genitori. Continua a leggere

Seconda indagine nazionale sulla figura dell’Educatore professionale

di Francesco Crisafulli*

Associazione Nazionale Educatori Professionali www.anep.it

Associazione Nazionale Educatori Professionali
www.anep.it

A dieci anni dalla pubblicazione della prima indagine nazionale sulla figura dell’Educatore professionale l’ANEP (Associazione Nazionale Educatori Professionali), con un gruppo di suoi ricercatori, ha promosso una nuova ricerca con lo scopo di raccogliere dati tecnico-professionali utili all’elaborazione di profili prevalenti dell’EP italiano e verificare modifiche negli esiti complessivi dell’indagine precedente. Lo scopo secondario della ricerca è stato di verificare il grado di soddisfazione verso l’Associazione di rappresentanza e il consenso con le eventuali proposte d’integrazione, al modello di competenze denominato “Core Competence” dell’Educatore professionale. Continua a leggere

Per una giustizia a misura di minorenne

Il Progetto “Bruciare i Tempi” e la Conciliazione Territoriale

bruciare i tempi

 

di Elena Giudice*

Il processo penale minorile (PPM) italiano rappresenta un esempio innovativo di lungimiranza dei legislatori a cui infatti si è anche ispirata l’Unione Europea nella recentissima Direttiva Europea sulle Garanzie Procedurali per i Minori Penalmente Imputati. Il DPR 448/88 appare quindi tuttora attuale pur all’interno di un sistema istituzionale che a fatica riesce a stare al passo con alcuni principi ispiratori, soprattutto inerenti la minima permanenza nel circuito penale. Continua a leggere

Badanti e voucher sociali: decidere senza scegliere

casa di riposodi Sergio Pasquinelli*

Segna il passo il welfare dei servizi sociali e sociosanitari. Una rete di aiuti in affanno, sovrastata dal welfare solitario della moneta su richiesta, dei trasferimenti gestiti dal welfare parallelo dell’Inps. Oppure da quello, altrettanto parallelo, delle badanti.

Alcune regioni sono in cerca di una bussola: tra queste la Lombardia. In un territorio che conta 2,1 milioni di anziani e dove gli ultra 65enni aumentano al ritmo di 40.000 all’anno, le rete dei servizi mostra limiti crescenti, sul versante residenziale e su quello domiciliare.

Le strutture residenziali si rivelano sempre più rigide e organizzate su una tipologia di utenza che è cambiata negli anni (si veda l’intervento di Fabrizio Giunco su Lombardia Sociale). Cresce così il fenomeno dei ricoveri impropri, di chi avrebbe bisogno di soluzioni abitative diverse.

I Sad comunali sono con evidenza diffusa servizi di nicchia e marginali, in cerca di una nuova identità, mentre l’Adi delle Asl continua ad avere un carattere fortemente prestazionale/infermieristico, molto poco collegato ai servizi sociali dei Comuni. Un aiuto limitato per diffusione e intensità.

E le badanti? Regione Lombardia si è dotata un anno fa di una buona legge sulle badanti, che comprende interventi diversi per l’emersione e la qualificazione di questo mercato: la legge 15/2015. Ad oggi rimane una legge inapplicata. Prevedeva un provvedimento attuativo che non è mai stato emanato, e uno stanziamento di 700.000 euro che giace nei cassetti della regione.

Reddito di autonomia: di cosa stiamo parlando? Regione Lombardia si è dotata di una nuova misura chiamata “Reddito di autonomia” che prevede, tra l’altro, voucher per anziani ultra 75enni non autosufficienti. Lo stanziamento dà la possibilità di accogliere 520 domande. Nella prima edizione ne hanno usufruito 125 (centoventicinque) anziani, in una regione con oltre 340.000 over 65enni non autosufficienti: lo 0,04% (zero virgola zero quattro). Quali i motivi di questo risultato? Principalmente due: una soglia Isee selettiva (10.000 euro, ora portata a 20.000) e il vincolo di non essere già in carico ai servizi territoriali[1]. Questo secondo criterio, apprezzabile per cercare di allargare la platea dell’utenza del welfare pubblico, nella nuova versione della misura è stato semplicemente tolto. Di fatto rinunciando alle iniziali buone intenzioni.

E così ricadiamo nel bricolage del welfare fai  da te, quello che premia i più informati, chi sa meglio destreggiarsi tra indennità di accompagnamento, misure B1 e B2, voucher per l’autonomia, contributi comunali, servizi sociali e sociosanitari diversi. Chi sa meglio superare le barriere d’accesso, quelle che hanno ridotto in Emilia Romagna i beneficiari degli assegni di cura di 10.000 unità, da 23 a 13 mila anziani negli ultimi quattro anni.

Decidere non equivale a scegliere, perché le decisioni possono assumere un carattere puramente formale (una legge inapplicata), possono nascondere l’assenza di una scelta. Scegliere è un processo di riduzione dell’incertezza. Implica selezione, assunzione di rischio, responsabilità. La responsabilità – per esempio – di cercare i modi migliori di intercettare una utenza nuova. O di aiutare a farlo.

Una nuova agenda? Le politiche lombarde per la non autosufficienza hanno bisogno di una agenda, di una road map. Alcune strade intraprese sono importanti, prefigurano nuove possibilità e andrebbero perseguite con sempre maggiore decisione, come quella della “Rsa aperta”, come anche quella delle soluzioni abitative intermedie, per “i non più e non ancora”: non più autonomi ma non ancora bisognosi di un ricovero. La realtà delle demenze, che aumenterà per lunghi anni, vede sperimentazioni e progettualità che andrebbero sostenute ancora di più, fatte conoscere meglio, valorizzate.

I contenuti di una possibile agenda richiedono sforzi che producono risultati sul medio lungo periodo. Per questo occorre una politica disposta a non giocare sul tavolo del ritorno immediato. Occorrono decisioni e occorrono scelte.

[1] Su come è andata la prima edizione del voucher per l’autonomia si veda Carla Dessi su Lombardia Sociale

*Istituto per la Ricerca Sociale; Vicedirettore Prospettive Sociali e Sanitarie.

La forza dell’inclusione

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di Giovanni Merlo*

Dedicato a chi pensa che non ne valga la pena. Dedicato a chi dedica la vita a cercare di risolvere i piccoli e grandi problemi, e corre il rischio di pensare che le cose peggiorino sempre. Dedicato a chi rimpiange le scuole speciali.

Milano. Lunedì, 8.30 di mattina. Una fermata qualunque della metropolitana a Milano. Il pannello annuncia un leggero ritardo. Quanto basta perché la folla in attesa si faccia spessa. Quasi tutte le persone che mi circondano dedicano le loro attenzioni ai loro schermi. Io no. Il mio cellulare è, come di tradizione, spento perché anche ieri sera mi sono dimenticato di metterlo sotto carica.

Il treno arriva. Le porte si aprono e finalmente entriamo. Il livello di densità corporea è elevatissimo: quasi tutti caparbiamente continuano a fissare i telefoni. Poco prima della chiusura delle porte sale in carrozza un giovane che, a voce alta, a nome e per conto di tutti i passeggeri, dice: “Che palle!”. Continua a leggere